L’intervista a Serena Guerra

Oggi vi propongo l’intervista alla scrittrice Serena Guerra

1– Ciao Serena ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao Nadia,

è un piacere essere qui.

Mi chiamo Serena Guerra, sono istruttrice di equitazione, amo la natura, i cani, i cavalli, i libri, il giardinaggio e… scrivere, ovviamente. Amo anche farmi domande, scoprire: sono curiosa, mi interrogo su tutto, di ogni cosa mi piace capire il perché, cogliere le sfaccettature più sfuggenti, i toni più sommessi… Tutto questo mi ha portato, oggi, qui con voi a presentare il mio libro.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

In realtà non è mai iniziata; piuttosto direi che c’è sempre stata. Da quando ho imparato a leggere e scrivere, a cinque o sei anni, ho avuto in mano libri e ho scritto. A scuola, durante i temi di italiano, mentre gli altri succhiavano la penna io sbirciavo l’orologio, preoccupata che il tempo potesse non bastarmi per scrivere tutto quello che volevo. Ho sempre avuto libri in mano, sul letto, sotto al letto, e per terra tutto intorno al letto. Anche in questo mio primo romanzo, ci sono molti riferimenti a libri che ho amato in modo particolare. La mia vita è un cielo costellato di parole.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

“A cavallo verso nessuno” è la storia di una donna che si interroga, che ha fede nel proprio destino, che cerca il senso profondo della propria vita; insomma, una Siddharta dei cavalli, perché pure la protagonista del mio libro è un’amazzone. E proprio il mondo dei cavalli fa da scenario a gran parte della storia. Della nostra amica non si fa mai il nome, perché essa potrebbe essere ciascuno di noi: una persona alle prese con i piccoli drammi quotidiani, che incontra enormi difficoltà nel realizzare i suoi sogni e che si domanda quale sia lo scopo di tutto questo carosello. Perché lei è sicura, in fondo al suo cuore, che un senso ci sia. Sarà proprio la sua grande fiducia che le schiuderà le porte di una grande esperienza spirituale, quella dell’ “Illuminazione”, come viene chiamata nella tradizione buddista, o “Realizzazione del sé”, per gli induisti. Insomma, cade il velo di Maya. Ma anche questa esperienza si rivelerà essere, anziché una soluzione, un nuovo problema da affrontare. Per usare le parole della protagonista, “…la via della spiritualità è una via verso la responsabilità personale, e c’è da farsi un mazzo così…” Non c’è qualcuno, né guru, né altro maestro, od essere divino o esperienza mistica, che possa salvarci al posto nostro: la salvezza dobbiamo guadagnarcela con il nostro impegno, con la nostra volontà e determinazione. Per imparare ad essere felici non occorre estraniarci dal mondo, ma piuttosto osservarlo con più attenzione, per cogliere quegli aspetti che abbiamo da sempre sotto al naso, e ciononostante ci sfuggono costantemente.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Mah, non c’è stato un preciso momento di ispirazione. Per anni ho ragionato sui temi di cui parlo, leggendo, documentandomi e sperimentando in prima persona; e non ho potuto fare a meno di notare, con amarezza, quanto business ci sia intorno alla spiritualità, quanto show. Così come su qualsiasi altro argomento. Tutto, ormai, è immagine, spettacolo, rappresentazione. Si sta perdendo la bellezza dell’intimità, del trovarsi a tu per tu con se stessi… e anche dell’impegnarsi a fondo. Vogliamo tutto pronto, facile. Siamo così distratti dal chiasso della società moderna, che non riusciamo più a cogliere gli innumerevoli segnali di cui è costellata la nostra vita. Tutte queste sensazioni si sono adagiate in me come pagine cadute a casaccio sul tappeto, finché un giorno, senza neppure che io lo avessi programmato, hanno deciso di mettersi in ordine da sole.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Onestamente? Non ho provato niente. Beh, ovviamente ero contenta, ma non elettrizzata, o entusiasta, o in preda a una qualche altra frenetica emozione. Ero molto più emozionata quando l’ho finito, coronando così lunghi mesi di impegno. Non ho scritto questo libro per mettermi in mostra o per sentirmi qualcuno, ma solo perché mi piace scrivere e perché avevo qualcosa da dire: spero di essere riuscita nel mio intento. Spero che sia di gradevole lettura e che si capisca quel che ho cercato di trasmettere. Se un giorno dovessi scoprire di esserci riuscita… ecco, quella sì che sarebbe una grande soddisfazione.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Lo stile che ho scelto, e che secondo me più mi si addice, è frizzante ed ironico. Io non amo i drammi. Certo, il pathos è una sensazione accattivante ed attraente, ma io credo che la verità sia molto lontana dai drammi. L’essere umano ha una grande cultura del dramma: ci piacciono le storie strappalacrime e spesso le persone cadono in una sorta di compiacimento, sentendosi protagoniste di qualche dramma. Ma io credo che, per afferrare il vero senso della vita, sia necessario rimanere con la mente fresca, leggera, in grado di sorridere anche di se stessi… e dei propri drammi. A cavallo verso nessuno potrebbe essere definito un romanzo di formazione, ma io preferirei usare l’espressione “di riscoperta”. Una storia in cui la protagonista, che parte proprio da una posizione di attrazione per il dramma, riscopre la semplice – e sdrammatizzante – bellezza della vita.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Oh! No, ti prego! E’ come chiedere ad un bambino se vuole più bene al babbo o alla mamma! I miei scrittori preferiti sono molti, ed ognuno per motivi diversi. Devo dire, però, che uno in particolare ha, secondo me, una maestria nell’uso della parola decisamente sopra le righe: Joseph Conrad. L’unico suo libro che proprio non mi piace è – ti sembrerà strano – “Cuore di tenebra”. Non sono mai riuscita a finirlo, proprio non vuole andarmi giù. Ma “Tifone”, secondo me, è un’opera d’arte inarrivabile, una Monna Lisa della letteratura.

8– Hai altre passioni?

Sì, certo, come ho detto all’inizio mi piacciono i cavalli, i cani… ma più di ogni cosa, mi piace la natura. Se vuoi farmi felice, fammi fare una bella passeggiata in un bosco solitario, tra montagne deserte e torrenti incontaminati. La bellezza della natura non mi stanca davvero mai.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Per il momento non c’è niente da svelare. Credo che scriverò ancora, di certo mi piacerebbe farlo, ma “A cavallo verso nessuno” è appena uscito, è un libro che amo immensamente, occupa ancora tutto il mio cuore, non ho nessuna fretta di lasciarmelo alle spalle. A me non piace la frenesia, il continuo precorrere, inseguire… cose a cui oggi, purtroppo, siamo fin troppo inclini. Io preferisco assaporare i momenti con calma. Hai mai letto “La lentezza”, di Kundera? Quando poi il momento giusto arriverà, riprenderò la penna… e vedremo cosa accadrà

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Guarda, ogni volta che parlo di “A cavallo verso nessuno”, quando arrivo alla fine dell’intervista resto sempre con la sgradevole sensazione di aver tralasciato molti aspetti. Questo accade perché è un racconto apparentemente molto semplice, ma se rileggi la stessa pagina per sei volte, puoi trovarci sei significati diversi. È un libro di svago? Divertente, adatto per chi vuole distrarsi e sorridere? Certamente sì. È un libro per chi ama i cavalli? Sì. Per chi si interroga sulla vita, sulla spiritualità? Per chi ama le arti marziali? Sì. E poi per chi cerca spunti di riflessione, per chi tenta di risollevarsi da un dolore, per chi si sente sconfortato, e molte altre cose ancora. La protagonista, ad un certo punto del racconto, ci dice che “… La verità è come una scatola, che rimane sempre la stessa ma, a seconda di quale chiave usi per aprirla, puoi trovarci dentro cose sempre differenti e nuove…”. A cavallo verso nessuno è un po’ così: a seconda di con che cuore lo leggi, può essere tanti libri diversi. Grazie per avermi dato la possibilità di presentarlo.

Pubblicato da

Nadia Arnice Autrice

Autrice, blogger e poetessa :)

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