L’intervista a Lorenzo Bosisio

Oggi vi propongo l’intervista allo scrittore Lorenzo Bosisio

1– Ciao Lorenzo ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao, sono Lorenzo e sono uno scrittore. Non come occupazione principale, per il momento, anche se il mio cuore palpita per la magia delle parole.

Vorrei dirvi tre cose su di me.

La prima è che adoro scrivere, e quando lo faccio ci dedico tutto me stesso: è il mio modo per comunicare le emozioni, affidandole al mezzo più sincero che ci sia, il foglio.

La seconda è che adoro la nostra lingua, al limite della pignoleria.

La terza è che adoro sperimentare. Una sola vita mi va stretta, quindi cerco di riempirne ogni momento: oltre a lavorare e a scrivere, sono maestro di arti marziali, suono la chitarra – e se potessi vorrei dedicarmi anche al pianoforte –, leggo molto, ascolto musica, guardo un sacco di film, appena posso frequento musei e seguo eventi d’arte. Odio perdere tempo con cose o persone che non mi fanno stare bene, ma mi piace moltissimo condividerlo con chi invece lo rende speciale.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Ho sempre scritto, ma non in forma strutturata. Ero un bambino riservato e trovavo più facile riversare i pensieri sulla carta o in un diario piuttosto che parlare. Adoravo scrivere lettere alle persone care o agli amici. La passione per la lettura è arrivata alle superiori, grazie a un professore che, per migliorare i miei temi, mi ha suggerito di leggere i classici delle letteratura italiana del novecento. Ho cominciato con la Coscienza di Zeno e non ho più smesso. Sono rimasto affascinato dalla lingua italiana, dalla magia con cui le parole parevano cantare una melodia. Dalla lettura alla scrittura il passo è stato breve, anche se prima di concepire un vero romanzo sono dovuti passare altri quindici anni.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

Guerra degli Incubi è un romanzo epic fantasy per Young Adult. E’ la storia di un ragazzo dotato di poteri straordinari che si trova costretto ad affrontare, insieme a un gruppo di eroi, un nemico di infinito potere, capace di portarlo fino all’orlo dell’abisso della disperazione e di metterlo di fronte alle sue paure più profonde.

Oltrebosco è una storia di speranza e riscatto dedicato ai ragazzi. Il romanzo narra due storie, all’apparenza separate, ma in realtà collegate a doppio filo.

La prima racconta di un ragazzo smarrito senza memoria e senza nome in un bosco. Un mostro misterioso gli da la caccia e lui lotta per sopravvivere alla natura selvaggia e sfuggire alla creatura che lo bracca nella speranza di ritrovare la strada verso una casa che non ricorda.

La seconda è la storia di Paolo, un bulletto, che combatte ogni giorno con la dura realtà dentro e fuori dalla scuola. Diviso fra la voglia di affrancarsi da quella vita e l’esigenza di emergere e dar sfogo alla rabbia che cova dentro di lui, si lascia travolgere in una spirale di violenza che lo porterà fino all’orlo dell’abisso.

Alla fine le due narrazioni si intrecciano e risolvono in un messaggio positivo e ottimista, che non vi svelerò.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

L’ispirazione viene dal mondo che mi circonda. Arriva un’idea, un’intuizione, che può essere un personaggio particolare, o la struttura della storia, o un concept. La annoto sul mio taccuino e poi lascio che si sviluppi e prenda forma, magari collegandosi ad altre idee già trascritte, fino a che non diventa un canovaccio. Quello è il punto di partenza, il resto viene a ondate, come la marea.

Per esempio, l’idea di Guerra degli Incubi è nato da un’intervista a David Eddings che lessi tempo fa. Spiegava gli elementi costitutivi necessari a un racconto epic fantasy. Mentre leggevo, i suoi concetti si trasformavano in personaggi nella mia testa.

Nel caso di Oltrebosco, invece, tutto è partito da un’idea sulla struttura della storia. Volevo due storie apparentemente separate che si alternavano e diventavano sempre più intrecciate durante lo svolgimento della narrazione fino al finale rivelatore, capace di unire i puntini dalla fine all’inizio, in una sorta di cerchio narrativo.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Un’emozione grandissima, era un sogno che si realizzava. Anche se in fondo era un primo timido tentativo e in quel momento non avevo le idee chiare sul mio eventuale futuro come scrittore o sulla risposta che il pubblico avrebbe potuto avere alle mie storie, mi sono sentito felice.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Il mio genere narrativo d’elezione, sia come lettore che come scrittore, è il fantastico. Che sia fantasy, nelle sue declinazioni, o fantascienza è la storia a deciderlo. Per il momento non mi sono cimentato in altro, se si esclude l’horror che però è un parente stretto, ma non si può mai sapere.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Ho molti scrittori di riferimento, ma il mio preferito in assoluto è Neil Gaiman. La sua capacità di fondere elementi fantastici con la realtà ha del magico. E’ un funambolo della lingua.

8– Hai altre passioni?

Come accennavo all’inizio, mi ritengo una persona eclettica. Ho molte passioni, anche se il tempo è limitato e sono costretto a fare delle scelte. Mi piace però provare esperienze nuove. Dopo la scrittura, le mie preferenze vanno alla lettura e alla musica, anche se quest’ultima al momento è un po’ accantonata.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Ho diversi progetti in lavorazione, ma posso anticiparti che nei prossimi mesi pubblicherò alcuni racconti, sia per ragazzi che per un pubblico più adulto, in formato digitale e audiobook.

Ho un romanzo pronto per la pubblicazione per cui sto valutando le opzioni di pubblicazione e sto terminando di scriverne un altro, che spero di concludere prima dell’estate.

Sono tutti nell’ambito del fantastico, anche se in sottogeneri differenti.

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei solo ringraziarvi molto per l’ospitalità.

Il tuo sito web/blog: http://www.lorenzobosisio.it

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Grazie Lorenzo!

Grazie!

L’intervista a Silvestra Sorbera

Oggi vi propongo l’intervista alla scrittrice Silvestra Sorbera

1– Ciao Silvestra ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao a tutti e grazie per questa bella intervista. Mi chiamo Silvestra, ho 38 anni, sono una giornalista, editor, ufficio stampa e autrice. Sona anche una moglie e una madre. Amo passeggiare, andare al mare e a teatro. Non sto mai ferma, e nemmeno zitta, ho sempre qualcosa da fare, non so stare con le mani in mano. Ho una passione viscerale per le serie tv, i dolci e la pizza.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Presto, era bambina quando ho iniziato a scrivere i primi racconti che leggeva solo mamma. Poi crescendo ho iniziato a scrivere, prima per lavoro, visto che ho iniziato presto a lavorare per un quotidiano cartaceo (all’epoca il quotidiano era solo cartaceo) e poi, più avanti, ho iniziato a scrivere della storie.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

I mie romanzi sono principalmente dei gialli. La mia protagonista di punta è Livia Solari, un commissario di Polizia che vive e lavora a Porto Scogliera, una città inventata in un imprecisato posto della Sicilia. Nei romanzi la cronaca locale è molto permeante. Tutte le storie infatti prendono spunto da fatti di cronaca reale. Poi ci sono le favole, che ho scritto con e per mio figlio Simone. I romance invece sono pochi, e solitamente li scrivo quando ho un messaggio specifico da voler raccontare. Che sia l’omosessualità, la voglia di farcela, la sorellanza, l’amicizia, l’aborto. Un testo al quale sono particolarmente legata è Diario per mio figlio dove io e mio marito raccontiamo la nostra infertilità e la fecondazione assistita.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Ogni romanzo ha una sua ispirazione. A volte è un fatto di cronaca, a volte una canzone, altre volte una storia che mi è stata raccontata da qualcuno. Le vite dei miei personaggi sono sempre molto intricate ma abbastanza veritiere. Quello che succede a loro può succedere al lettore o alla nostra vicina di casa.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Avevo in mano uno scatolone pieno con La prima indagine del commissario Livia. Il corriere l’aveva consegnato e io che abitavo al terzo piano di una palazzina senza ascensore sono corsa a casa con quel pacco pesante per vederlo. E’ stata una bella emozione, come tutte le prime cose è un ricordo che a tenerezza accarezzare.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Ho uno stile molto semplice. Niente paroloni, un linguaggio quasi colloquiale che può arrivare a tutti i lettori. Mi piace molto utilizzare i dialoghi che rendono, a mio avviso, il testo più diretto ed esaustivo. Sono una lettrice onnivora e una donna curiosa quindi per i miei romanzi non ha un tema specifico ma scrivo quello di cui sento l’esigenza.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Senza dubbio Camilleri. Ha reso la sicilianità importabile senza bisogno di raccontare la mafia, ha raccontato un modo di sentire e percepire l’esistenza in una maniera così ironica e drammatica che in pochi sono riusciti a fare. Mi piace molto La Gazzola, De Giovanni, Cassar Scalia e tanti autori “minori” se così vogliamo chiamarli. Mi piacciono le inchieste e le storie vere.

8– Hai altre passioni?

Tantissime. Mi piace cucinare anche se i miei piatti sono sempre orrendi (anche se poi sono gustosi). Mi piace molto passeggiare senza meta, andare a teatro, guardare serie tv. Mi piace andare al mare la sera e stare in silenzio. Mi piacerebbe molto imparare a ricamare, ho provato ma al momento con scarsissimi risultati.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Sto scrivendo la sesta indagine del Commissario Livia e una raccolta di racconti che ha per protagonista una giovane giornalista. Poi ho una serie di progetti in ballo ma devono ancora prendere realmente corpo quindi preferisco lasciarli sedimentare un po’.

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie mille per questo spazio, Vi aspetto nei miei libri.

Il tuo sito web/blog: Avrei qualcosa da dire

Sito vendita dei tuoi libri: Amazon, Ibs, Kobo, Feltrinelli, Mondadori

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GRAZIE!!

L’intervista a David Di Guida

Oggi vi propongo l’intervista allo scrittore David Di Guida

1– Ciao David ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Sono David Di Guida, vengo da Roma. Ho origini olandesi e “Hotel Zen” è il mio primo romanzo.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Ho iniziato a scrivere dopo la prima comunione, quando per la prima volta mi venne regalato un diario con il lucchetto, da mio nonno. Sempre mio nonno, mi regalò una macchina da scrivere elettronica, una Philipps Vw 2230.

Ho dedicato a lui il mio romanzo d’esordio.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

“Hotel Zen” è ambientato a Roma, nel quartiere Pigneto, e vede come protagonista Stefano, un trentenne che lavora in un lussuoso hotel. Nel corso della storia, Stefano dovrà districarsi in un sottobosco umano fatto di figure disumanizzate, grottesche, conversazioni tragicomiche, sofferenza urbana e, forse, vero amore.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

La storia è in parte ispirata a una mia esperienza alberghiera, dove ho lavorato a stretto contatto con dei colleghi che a quei tempi percepivo come negativi e intossicanti.

La cosa buffa è che quando raccontavo le mie disavventure professionali agli amici o in famiglia, loro mi scoppiavano a ridere in faccia, trovandole inspiegabilmente comiche.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Ho iniziato a scrivere a mano, quasi un decennio prima dell’avvento dei computers. Ci sono voluti molti anni di lettura e scrittura per creare una Voce mia: già quello per me è stato un traguardo.

Ma ora, dopo quasi un ventennio di crampi alla mano, vedere questa storia pubblicata e accessibile agli altri mi rende felice. Posso solo ringraziare chi ha creduto in me, la casa editrice Ed. Open e tutti i ragazzi che mi leggono.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Pier Vittorio Tondelli, l’autore di “Altri Libertini”, è un magister che mi ha insegnato molto, specie uno stile di scrittura fluido, legato a una certa musicalità delle parole, mentre con il fumettista Andrea Pazienza, autore di “Zanardi”, ho provato una simbiosi per quanto concerne storie e situazioni. Sono entrambi degli autori emiliani che hanno prodotto molti lavori negli anni Ottanta, ma che purtroppo sono scomparsi prematuramente.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Pier Vittorio Tondelli resta per me un autore unico, specie nel panorama italiano. La sua voce, improntata sulla “mimesi” narrativa, ancora adesso trasmette un senso di immediatezza bruciante, una sorta di “urgenza punk” che rende i suoi libri sempre freschi.

Anche il suo approccio alla scrittura era unico e trasformazionale.

In vita fu un mecenate per molti giovani scrittori. Aveva un approccio romantico verso gli Dei della Scrittura, come li ha definiti Charles Bukowsky.

8– Hai altre passioni?

In generale, studio i movimenti culturali del Punk e del Neoralismo Italiano, che secondo me hanno una “curva d’apprendimento” infinita per quanto riguarda creatività e storytelling. Spesso descrivono situazioni disperate, realtà fatte di povertà, rabbia e inquietudine. Nei film neorealisti si è fatta spesso della commedia genuina e geniale, su eventi disperati (“Miracolo a Milano”, docet).

E poi adoro i trekking, credo che il Cammino di Santiago sia il migliore percorso a piedi del mondo.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Seppur con le mie ingenuità vorrei emulare Pier Paolo Pasolini, uno dei pochi scrittori che ha saputo coniugare bene il linguaggio narrativo con quello cinematografico, creando un proprio equilibrio narrativo, uno Ying e Yang creativo che ancora adesso è studiato e analizzato.

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei ancora una volta ringraziare la casa editrice Edizioni Open per aver prodotto la mia storia e aver creduto nel mio progetto.

Il tuo sito web/blog:

Edizioniopen.it

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GRAZIE!!

L’intervista a Giulio Natali

Oggi vi propongo l’intervista allo scrittore Giulio Natali

1– Ciao Giulio ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Sono Giulio Natali, 45 anni, marchigiano che per lavoro ha girato mezzo mondo. Sono infatti un direttore delle risorse umane di una multinazionale. Amo il rock, mangiare bene e fare lunghe passeggiate, oltre a leggere e ovviamente scrivere

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Sin da ragazzo mi dilettavo a scrivere piccoli brani, testi di canzone, poesie, lasciando però il tutto nel cassetto. Lo scorso anno, invece, anche a causa del Lockdown, è emerso il desiderio di scrivere in modo più strutturato e organico.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

Ho pubblicato due libri, “Questioni di testa” nel 2020 e il recentissimo “Soste Forzate”. I protagonisti sono sempre persone comuni alle prese con le piccole cose della vita, che a volte impongono scelte dalle conseguenze più varie.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Osservando il mondo e le persone che lo abitano. Ogni momento, ogni oggetto, è buono per trarre spunti, come diceva Carver anche una scarpa vecchia può generare una storia.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

E’ successo tutto così in fretta che ho avuto difficoltà a realizzare. Un piccolo editore onesto e coraggioso (Edizioni La Gru) ha voluto investire sulle mie storie e nel giro di un mese il libro era in commercio.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Cerco la fluidità, evitando di essere pomposo o prolisso. In una storia quello che faccio è far muovere i personaggi, descrivendone le azioni senza giudicarli. Quanto ai generi letterari, credo che, parafrasando l’affermazioni di Duke Ellington riguardo alla musica, i libri si distinguano in belli o brutti. Per questo cerco di spaziare tra i generi, evitando solo romanzi scritti per compiacere il lettore.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Simenon è un modello di riferimento per sintesi e pulizia della scrittura.

8– Hai altre passioni?

Come ho detto ascolto musica, il rock di Springsteen mi accompagna spesso durante la giornata.

E chi ama scrivere prima di tutto deve leggere e osservare molto.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Uscirà nel 2022 per Libero Marzetto Editore un romanzo breve ispirato a una canzone ricevuta dall’editore. Il libro sarà a tiratura limitata e verrà venduto insieme a incenso e bustina di tè, per suggerire una lettura lenta e meditata. Continuerò a scrivere racconti che renderò disponibili online. Nel cassetto c’è anche un romanzo già pronto, vedremo se e quando pubblicarlo.

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Ringrazio i lettori. Leggere è un’attività solitaria che richiede di immergersi nella storia scritta da un terzo e quindi toglie tempo ad altre cose. Per questo cercherò sempre di intrattenere lasciando qualche stimolo di riflessione.

Sito vendita dei tuoi libri: https://www.edizionilagru.com/catarsi/271-soste-forzate-9791280204295.html

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GRAZIE!!

L’intervista a Cristiano Pedrini

Oggi vi propongo l’intervista allo scrittore Cristiano Pedrini

1– Ciao Cristiano ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Cristiano, lettore, autore e bibliotecario qui in a Bergamo. Gattofilo quasi convinto, amante degli anime, dell’antiquariato che vive con il suo gatto Iago, un criceto e un pesce rosso. Mi piace definirmi un “perfetto imperfetto”

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

I primi ricordi risalgono alla scuola elementare dove attendevo con l’ansia l’ora del tema. Ricordo che la mia maestra, si chiama Wanda, soleva dire a mia mamma di lasciarmi scrivere come e quando volevo. Dopo un lungo “blocco” durato quasi vent’anni, solo nel 2015, a durante un momento difficile della mia vita, ho riscoperto intatta questa passione che da allora non mi ha più abbandonato.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

Quale? Ne ho scritti molti? Posso presentarti l’ultimo “La quercia dell’orfano”. In esso tratto per la prima volta il tema dell’adozione da parte di due papà, nella Francia di oggi. E’ la storia di Renè, un bambino abbandonato ai piedi di una quercia, ritrovato da una suora dell’abbazia di Saint Rene e che decide di affidare a due cari amici. Il giovane, cresciuto, ritorna nei luoghi della sua nascita per scoprire qualcosa del suo passato.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Considero l’ispirazione una scintilla che ci mostra i contorni definiti di qualcosa che tocca a te rendere reale e definita. Ne “La quercia dell’orfano” l’ispirazione è arrivata dopo una visita ad una antica abbazia che sorge vicino a dove abito.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Qualcuno può pensare che dopo aver scritto diversi romanzi, la magia del momento in cui tieni tra le mani la prima copia del tuo libro sia un semplice riturale. Vi assicuro che quella magia è sempre intatta e pronta a mostrarti le mille sfumature che esso racchiude.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Forse non sono la persona più adatta per giudicare il mio stile. Preferisco affidarmi a chi mi legge, che spesso sottolinea che sia semplice e al tempo stesso capace di mostrare con chiarezza anche le situazioni più complesse.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Onestamente, nonostante mi consideri un buon lettore, ammetto di non avere un vero scrittore di riferimento. Mi piacciono molti autori classici come Wilde o Verne, e prediligo, sia come narrativa e saggistica, autori stranieri.

8– Hai altre passioni?

Oh sì, l’antiquariato, la fotografia, gli anime… e Star Trek!

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

l prossimo anno arriveranno quattro nuovi romanzi, tutti contemporanei. Dalla riedizione di Klein Blue, pubblicato nel 2016, con nuova cover e rieditato, a cui seguirà La leggenda dell’erede, ambientato a Montisola, in provincia di Brescia…

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Semplicemente, buona lettura a tutti!

Sito vendita dei tuoi libri: AMAZON, IBS, KOBO, YOUCANPRINT

Facebook: Le storie di Cris – http://www.facebook.com/groups/639521532853012

Instagram: http://www.instagram.com/cristianopedrini_autore

GRAZIE!!

L’intervista a Serena Guerra

Oggi vi propongo l’intervista alla scrittrice Serena Guerra

1– Ciao Serena ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao Nadia,

è un piacere essere qui.

Mi chiamo Serena Guerra, sono istruttrice di equitazione, amo la natura, i cani, i cavalli, i libri, il giardinaggio e… scrivere, ovviamente. Amo anche farmi domande, scoprire: sono curiosa, mi interrogo su tutto, di ogni cosa mi piace capire il perché, cogliere le sfaccettature più sfuggenti, i toni più sommessi… Tutto questo mi ha portato, oggi, qui con voi a presentare il mio libro.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

In realtà non è mai iniziata; piuttosto direi che c’è sempre stata. Da quando ho imparato a leggere e scrivere, a cinque o sei anni, ho avuto in mano libri e ho scritto. A scuola, durante i temi di italiano, mentre gli altri succhiavano la penna io sbirciavo l’orologio, preoccupata che il tempo potesse non bastarmi per scrivere tutto quello che volevo. Ho sempre avuto libri in mano, sul letto, sotto al letto, e per terra tutto intorno al letto. Anche in questo mio primo romanzo, ci sono molti riferimenti a libri che ho amato in modo particolare. La mia vita è un cielo costellato di parole.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

“A cavallo verso nessuno” è la storia di una donna che si interroga, che ha fede nel proprio destino, che cerca il senso profondo della propria vita; insomma, una Siddharta dei cavalli, perché pure la protagonista del mio libro è un’amazzone. E proprio il mondo dei cavalli fa da scenario a gran parte della storia. Della nostra amica non si fa mai il nome, perché essa potrebbe essere ciascuno di noi: una persona alle prese con i piccoli drammi quotidiani, che incontra enormi difficoltà nel realizzare i suoi sogni e che si domanda quale sia lo scopo di tutto questo carosello. Perché lei è sicura, in fondo al suo cuore, che un senso ci sia. Sarà proprio la sua grande fiducia che le schiuderà le porte di una grande esperienza spirituale, quella dell’ “Illuminazione”, come viene chiamata nella tradizione buddista, o “Realizzazione del sé”, per gli induisti. Insomma, cade il velo di Maya. Ma anche questa esperienza si rivelerà essere, anziché una soluzione, un nuovo problema da affrontare. Per usare le parole della protagonista, “…la via della spiritualità è una via verso la responsabilità personale, e c’è da farsi un mazzo così…” Non c’è qualcuno, né guru, né altro maestro, od essere divino o esperienza mistica, che possa salvarci al posto nostro: la salvezza dobbiamo guadagnarcela con il nostro impegno, con la nostra volontà e determinazione. Per imparare ad essere felici non occorre estraniarci dal mondo, ma piuttosto osservarlo con più attenzione, per cogliere quegli aspetti che abbiamo da sempre sotto al naso, e ciononostante ci sfuggono costantemente.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Mah, non c’è stato un preciso momento di ispirazione. Per anni ho ragionato sui temi di cui parlo, leggendo, documentandomi e sperimentando in prima persona; e non ho potuto fare a meno di notare, con amarezza, quanto business ci sia intorno alla spiritualità, quanto show. Così come su qualsiasi altro argomento. Tutto, ormai, è immagine, spettacolo, rappresentazione. Si sta perdendo la bellezza dell’intimità, del trovarsi a tu per tu con se stessi… e anche dell’impegnarsi a fondo. Vogliamo tutto pronto, facile. Siamo così distratti dal chiasso della società moderna, che non riusciamo più a cogliere gli innumerevoli segnali di cui è costellata la nostra vita. Tutte queste sensazioni si sono adagiate in me come pagine cadute a casaccio sul tappeto, finché un giorno, senza neppure che io lo avessi programmato, hanno deciso di mettersi in ordine da sole.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Onestamente? Non ho provato niente. Beh, ovviamente ero contenta, ma non elettrizzata, o entusiasta, o in preda a una qualche altra frenetica emozione. Ero molto più emozionata quando l’ho finito, coronando così lunghi mesi di impegno. Non ho scritto questo libro per mettermi in mostra o per sentirmi qualcuno, ma solo perché mi piace scrivere e perché avevo qualcosa da dire: spero di essere riuscita nel mio intento. Spero che sia di gradevole lettura e che si capisca quel che ho cercato di trasmettere. Se un giorno dovessi scoprire di esserci riuscita… ecco, quella sì che sarebbe una grande soddisfazione.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Lo stile che ho scelto, e che secondo me più mi si addice, è frizzante ed ironico. Io non amo i drammi. Certo, il pathos è una sensazione accattivante ed attraente, ma io credo che la verità sia molto lontana dai drammi. L’essere umano ha una grande cultura del dramma: ci piacciono le storie strappalacrime e spesso le persone cadono in una sorta di compiacimento, sentendosi protagoniste di qualche dramma. Ma io credo che, per afferrare il vero senso della vita, sia necessario rimanere con la mente fresca, leggera, in grado di sorridere anche di se stessi… e dei propri drammi. A cavallo verso nessuno potrebbe essere definito un romanzo di formazione, ma io preferirei usare l’espressione “di riscoperta”. Una storia in cui la protagonista, che parte proprio da una posizione di attrazione per il dramma, riscopre la semplice – e sdrammatizzante – bellezza della vita.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Oh! No, ti prego! E’ come chiedere ad un bambino se vuole più bene al babbo o alla mamma! I miei scrittori preferiti sono molti, ed ognuno per motivi diversi. Devo dire, però, che uno in particolare ha, secondo me, una maestria nell’uso della parola decisamente sopra le righe: Joseph Conrad. L’unico suo libro che proprio non mi piace è – ti sembrerà strano – “Cuore di tenebra”. Non sono mai riuscita a finirlo, proprio non vuole andarmi giù. Ma “Tifone”, secondo me, è un’opera d’arte inarrivabile, una Monna Lisa della letteratura.

8– Hai altre passioni?

Sì, certo, come ho detto all’inizio mi piacciono i cavalli, i cani… ma più di ogni cosa, mi piace la natura. Se vuoi farmi felice, fammi fare una bella passeggiata in un bosco solitario, tra montagne deserte e torrenti incontaminati. La bellezza della natura non mi stanca davvero mai.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Per il momento non c’è niente da svelare. Credo che scriverò ancora, di certo mi piacerebbe farlo, ma “A cavallo verso nessuno” è appena uscito, è un libro che amo immensamente, occupa ancora tutto il mio cuore, non ho nessuna fretta di lasciarmelo alle spalle. A me non piace la frenesia, il continuo precorrere, inseguire… cose a cui oggi, purtroppo, siamo fin troppo inclini. Io preferisco assaporare i momenti con calma. Hai mai letto “La lentezza”, di Kundera? Quando poi il momento giusto arriverà, riprenderò la penna… e vedremo cosa accadrà

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Guarda, ogni volta che parlo di “A cavallo verso nessuno”, quando arrivo alla fine dell’intervista resto sempre con la sgradevole sensazione di aver tralasciato molti aspetti. Questo accade perché è un racconto apparentemente molto semplice, ma se rileggi la stessa pagina per sei volte, puoi trovarci sei significati diversi. È un libro di svago? Divertente, adatto per chi vuole distrarsi e sorridere? Certamente sì. È un libro per chi ama i cavalli? Sì. Per chi si interroga sulla vita, sulla spiritualità? Per chi ama le arti marziali? Sì. E poi per chi cerca spunti di riflessione, per chi tenta di risollevarsi da un dolore, per chi si sente sconfortato, e molte altre cose ancora. La protagonista, ad un certo punto del racconto, ci dice che “… La verità è come una scatola, che rimane sempre la stessa ma, a seconda di quale chiave usi per aprirla, puoi trovarci dentro cose sempre differenti e nuove…”. A cavallo verso nessuno è un po’ così: a seconda di con che cuore lo leggi, può essere tanti libri diversi. Grazie per avermi dato la possibilità di presentarlo.

L’intervista a Federica Tronconi

Oggi vi propongo l’intervista alla scrittrice Federica Tronconi

1– Ciao Federica Tronconi ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Buongiorno a tutti e grazie dell’ospitalità. Sono Federica Tronconi , lavoro nel mondo della comunicazione da quindici anni. Sono giornalista, copywriter e ghostwriter, attività che svolgo come consulente libero professionista in ambito maketing/comunicazione aziendale e editoriale. Amo leggere e da questa passione è nato il progetto culturale online L’ultima riga, da anni punto di riferimento per i lettori che vogliono condividere il piacere della lettura. Ho intervistato, tra gli altri, Ken Follett, Nicholas Sparks, Carlos Ruiz Zafron, Wilbur Smith, Veronica Roth, Lauren Kate, Pierre Lemaitre, Brian Freeman, Frank Ostaseski, Jean-Michel Guenassia. Altra mia passione è lo sport e in particolare la pallacanestro. Infatti, giro i palazzetti dello sport d’Italia per vedere basket (con in borsa sempre un libro).

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Sono diventata prima una lettrice forte e poi è maturata la passione per la scrittura. Mi è sempre però piaciuta la comunicazione e declinarla in vari modi, sperimentare nuove forme.

Ma la consapevolezza è stato un percorso lungo di maturazione. Ci sono stati, poi, alcuni eventi della vita che mi hanno messo davanti la scrittura come qualcosa di urgente – inteso a livello personale. Da quel momento è come se qualcosa si fosse sbloccato a livello creativo.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

“Game Day” (ODE Edizioni) è la fotografia di una stagione sportiva di pallacanestro professionistico a livello nazionale. Infatti, la trama si snoda proprio in dieci mesi, cioè la durata di un campionato di basket. E’ un sport romance atipico, nel senso che nella storia lo sport non è solo ambientazione ma uno dei protagonisti principali, descritto con estrema veridicità. L’incontro fra i due protagonisti, e la loro relazione, mi ha dato occasione per trattare temi che in quel momento per me erano urgenti, come il coraggio, la sofferenza che sta dietro ad alcune scelte difficili, le seconde occasioni, le rinunce per il proprio desiderio. Cioè porzioni di vita vera.

4- Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Vivo da sempre nel mondo dello sport e mi piace ascoltare storie di vita. Unendo le due cose è nata l’idea di “Game Day”, che per me è una dichiarazione d’amore a tutti gli effetti alla pallacanestro.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

L’orgoglio più grande, per me, non è tanto vedere fisicamente il libro ma sapere di aver lasciato traccia nelle persone dopo la lettura. Ad esempio con una emozione.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Sono una giornalista e ho a che fare con le Parole da sempre. Ma scrivere un romanzo è una cosa ben diversa dal redigere un articolo di giornale, realizzare una intervista o un reportage. Lo stile deve essere più morbido e rotondo, la parola deve avere un suono.

Il genere letterario che preferisco per i miei romanzi è dove posso raccontare storie di vita e di sport, d’amore, di scelte, di opportunità, di amicizia. Argomenti di vita che, prima o poi, ci accomunano tutti.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Umberto Eco con il suo Il nome della rosa. La lettura di questo libro mi ha reso una lettrice consapevole. E’ stato uno spartiacque tra il prima e il dopo. Prima leggevo di tutto ma senza sapere cosa mi piacesse in termini di stile e di trama. Dopo Eco è stato lampante cosa avrei ricercato dopo in un libro.

8- Hai altre passioni?

Lo sport, naturalmente. Per me lo sport e in particolare la Pallacanestro è stata una seconda famiglia, un amore incondizionato. Mi hai insegnato a vivere, a rispettare le persone, a impegnarmi, ad ascoltare, fare gioco di squadra, confrontarmi con gli altri, rispettare i talenti – e riconoscerli – e superare i limiti.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Sto chiudendo un piccolo progetto editoriale personale e poi mi lascio un pochino di tempo per far sedimentare una nuova storia. Ho già nuovi personaggi che bussano, chiedono spazio.

Il tuo sito web/blog:

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Grazie Federica!

Grazie Nadia!

L’intervista a Chiara Bonacini

Oggi vi propongo l’intervista alla scrittrice Chiara Bonacini

1– Ciao Chiara ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao a tutti, mi chiamo Chiara vivo a Reggio Emilia e sono una colorista di fumetti.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Adoro scrivere storie da sempre credo, non saprei dire quand’è che ho immaginato di disegnare un racconto la prima volta, poi a 21 anni ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics dove ho studiato sceneggiatura per il fumetto imparando tutti i trucchi sul come si raccontano davvero le storie. due anni fa ho creato un fumetto di 24 pagine fatto uscire tipo calendario dell’avvento dal 1° al 24 Dicembre chiamato “Christmas Deadline” che non ha avuto molto successo. Ho iniziato comunque a notare che molti dicevano che quando racconto io le cose si sentono di entrare proprio nel racconto, come se fossero lì, così mi sono detta: e se, come prova, facessi diventare Christmas Deadline un libro? Ed eccolo qui per voi con un nuovo titolo: Trenta Giorni a Natale.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

Trenta Giorni a Natale è il mio primissimo romanzo, è magico come piace a me, parla del Natale che adoro e ha quel tocco di romanticismo che non guasta mai. Un sacco di citazioni nerd (tutte con nota tranne una che è un easter egg) tra principesse Disney e serie tv, umorismo ma anche un po’ di riflessione. Non è quasi per nulla autobiografico (e non solo perché non ho mai lavorato per Babbo Natale), i fatti raccontati non mi sono mai accaduti a parte l’assidua ricerca di lavoro e i capelli corti rosa. (E ho anche una discreta collezione di maglioni brutti di Natale.)

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Guarda se ti dicessi che me lo ricordo è una bugia. Io sono una di quelle persone che è al bar a bere una cioccolata, sul treno, a passeggio al parco… sento qualcosa e lo immagazzino e in un periodo che va dal secondo successivo a tre anni dopo senza ricordarmi neanche perchè ci tiro fuori l’idea per una storia. Poi le idee sono nell’aria: i protagonisti, Natalie e Christopher, devono aiutare Babbo Natale a smistare le lettere ed esattamente l’anno dopo in cui produssi il mio fumetto con questo concetto è uscito Klaus di Netflix, dove c’è questo postino che porta a Babbo Natale le lettere dei bambini 😀 La mia storia è completamente diversa ma l’idea base del “come fa Babbo Natale con le lettere” è sempre quella 🙂 Le idee sono nell’aria insomma, basta acchiapparle e farle diventare tue.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Frustrazione perchè ho sbagliato il formato 😀

Ho deciso di autopubblicarmi su Amazon perché essendo il mio primo lavoro non volevo darlo in mano agli editor ed essere attanagliata dall’ansia del “risponderanno???” Anche se mi ci sono già un po’ fatta le ossa nel mondo del fumetto con quella sensazione. Comunque avuto tra le mani mi sembrava un libro di ricette, era troppo grande e sottile (si tratta di una novella quindi non superava le 200 pagine). La copia in vendita ora dovrebbe essere di un formato più consono ad un romanzo 😀

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Il non avere un genere penso sia uno dei miei problemi principali. C’è un po’ e un po’. Io sicuramente adoro il fantasy ma mi hanno consigliato di partire dal romance. La storia romantica sicuramente c’è ma ultimamente sto leggendo dei romance per addentrarmici e credo non ci siano abbastanza sospiri per definirlo tale 😀

Sicuramente però è un young adult. I protagonisti hanno l’età giusta per esserlo e qualch struggimento d’amore c’è.

E poi, non è neanche un fantasy perché… Babbo Natale esiste davvero, lo sanno tutti.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Sono troppo banale se dico J. K. Rowling? Il modo in cui ha creato un mondo fantastico seppur così incastrato con il mondo moderno lo adoro, è riuscita a creare una storia amata sia da grandi che da piccini e tutto mentre viaggiava in treno! Adoro il suo modo di scrittura e la sua fantasia.

8– Hai altre passioni?

La mia passione è il mio lavoro: il fumetto. Mi occupa talmente tanto tempo che non so dove io abbia trovato il tempo di scrivere un libro! Poi quest’anno ho anche iniziato a fare un corso di teatro che potrebbe essere considerato passione e poi… il gelato.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Sicuramente vorrei iniziare a scrivere tipo domani il seguito di Trenta giorni a Natale che si chiamerà “La Renna in Vacanza” che parlerà di Carol, la migliore amica di Nat che troverete all’interno di Trenta Giorni a Natale e… ho già detto troppo!

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Penso che da questa intervista potrei farci uscire un altro libro da quanto ho scritto e detto 😀 quindi direi solo: comprate il mio libro! È divertente e (spero) vi farà passare delle ore allegre 🙂

Il tuo sito web/blog:

spettrocromatico.wordpress.com

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Instagram:

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GRAZIE!!

L’intervista a Carlo Ditto

Oggi vi propongo l’intervista allo scrittore Carlo Ditto

1– Ciao Massimo Algarotti ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao a tutti. Mi chiamo Carlo Ditto e sono un giornalista e scrittore di Napoli. Ho una rubrica a tema LGBT sulla testata giornalistica campana SENZALINEA.IT intitolata: L’angolo della Pecora Rosa, nome scelto dopo il successo del mio primo libro. Sono di origini straniere (nonni paterni di Ankara) sono nato a Potenza ma è stato per… caso!

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2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

In realtà ho sempre avuto una fervida fantasia, fin da bambino inventavo storie che poi trascrivevo su un quaderno. Crescendo mi sono accorto di essere affascinato dai libri che vedevo nelle librerie, le copertine, i nomi impressi in grassetto sopra, e, pian piano ho iniziato a tenere un diario su cui trascrivevo i miei “segreti” che poi è diventato il mio primo libro La pecora Rosa. E da lì è iniziato tutto.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

Il mio primo libro si intitola La pecora Rosa, autoprodotto cinque anni fa, un diario intimo dove ho semplicemente trascritto le mie esperienze (vere) da adolescente nel mondo LGBT sotto forma di romanzo. Ci tengo a dire che per mia scelta non ho voluto fare l’editing.

Poi ho pubblicato Crazy Bear love, romanzo a tema Bear, storia di amore/ odio tra due uomini, un lavoro di nicchia specifico per la sottocultura Ursina.

Successivamente mi è stato proposto un libro a quattro mani con Enrico Pentonieri intitolato A destra dell’ Arcobaleno (per capirci: lato gay ed etero della stessa storia). Io ho dato voce a Diego, giornalista e attivista LGBT fidanzato con Matteo figlio di Antonio, avvocato omofobo a cui ha “dato voce” Enrico. Ambientato a Napoli, tratta le dinamiche che si scatenano nelle famiglie tradizionali con la scoperta di avere un figlio gay. E poi ultimo Immacolata intercessione, fresco di stampa. Un pornoattore gay e una Drag Queen transessuale che rivivono il miracolo della natività per “eccellenza”.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Per l’ultimo Immacolata intercessione ho usato soltanto la fantasia, mi sono divertito a creare una situazione unica e paradossale. Per gli altri: La pecora Rosa è semplicemente un pezzo della mia vita trascritto; per Crazy bear love e A destra dell’ Arcobaleno ho attinto dalla mia vita aggiungendo racconti ed esperienze altrui.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

Emozione a mille, la tangibilità di un sogno. Un punto di partenza verso una strada nuova che tutt’ oggi percorro.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

In realtà non so se ho uno stile vero, credo che si sviluppi un pochino alla volta e sono i lettori a darti una sorta di “riconoscibilità”. Nei miei romanzi finora tutti a tema LGBT cerco di trattare temi che mi piacciono, situazioni anche estreme, particolari, divertenti ma con un messaggio chiaro di fondo come la dipendenza emotiva, il bullismo, la spiritualità. I personaggi sono sempre soggetti stravaganti, diversi, emarginati forse anche disadattati che cercano il loro posto nel mondo.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Te ne cito solo uno: Chuck Palahniuk. Lo trovo geniale, ecco se posso permettermi vorrei avvicinarmi al suo tipo di scrittura.

8– Hai altre passioni?

Il cinema, ci vado tutte le settimane, i viaggi appena possibile e i tatuaggi, ne ho più di cinquanta.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Recentemente è uscita solo per Amazon una raccolta di racconti A Est del Blu in cui c’è un mio racconto intitolato La bambola di Bangkok, in coppia con Andrea Ventura, ci tengo a dire che tutto il ricavato andrà in beneficenza per un’associazione LGBT. Poi dovrei essere inserito con un altro racconto in un’altra antologia, ma non mi hanno ancora confermato. E poi c’è il nuovo libro, dal 4 novembre 2021 Immacolata intercessione in tutte le librerie.

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Si, chiudo con una frase del mio nuovo libro: “coltivate le vostre stranezze come fiori rari”

Il tuo sito web/blog: https://www.facebook.com/carlokikdittoofficial

Sito vendita dei tuoi libri: https://www.amazon.it/Immacolata-intercessione-Carlo-Kik-Ditto

Facebook: https://www.facebook.com/carlo.kikditto.9

Instagram: https://www.instagram.com/carlokikmisakiditto/?hl=it

Altro: https://www.senzalinea.it/giornale/category/lgbt/langolo-della-pecora-rosa/

Grazie Carlo!

Grazie Nadia!

L’intervista a Isabel Marquez

Oggi vi propongo l’intervista alla scrittrice Isabel Marquez (pseudonimo)

1– Ciao Isabel ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao a tutti, allora come prima cosa Isabel Marquez non è il mio vero nome ma uno pseudonimo che ho scelto in onore di due scrittori che amo: Isabel Allende e Gabriel Garcia Marquez, sono nata in Lombardia dove a tutt’oggi vivo con mio marito e i miei due figli e lavoro nel campo delle pubbliche relazioni.

2- Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Sono sempre stata una lettrice onnivora e, fin da piccola, ho sempre scritto sporadicamente, quando avevo qualche cosa che desideravo fissare su carta perché la scrittura mi aiutava ad evadere e rilassarmi.

3- Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

L’idea di provare a cimentarmi in un racconto di genere erotico è nata una sera durante una chiacchierata con un’amica, inaspettatamente sono rimasta subito stuzzicata dall’idea di provare a cimentarmi in un genere che non avevo mai sperimentato.

4– Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Subito dopo aver accettato dentro di me la sfida di scrivere un racconto erotico ho imbastito una trama scegliendo elementi che mi sembravano stuzzicanti e anche un po’ proibiti e ne è uscito questo racconto che effettivamente tocca una tematica abbastanza spinosa non solo dal punto di vista delle scene di sesso esplicito.

5– Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

In realtà il racconto è solo in versione digitale però il giorno dell’uscita è stata una grande emozione.

6- Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Sinceramente non ho proprio idea di quale stile di scrittura io abbia, scrivo in prima persona perché mi viene più facile e cerco di raccontare come se io stessi assistendo a un film.

7- Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Come ho già accennato prima ne metto due in pole position, Isabel Allende e Gabriel Garcia Marquez, entrambi perché hanno quella tipica cifra stilistica che richiama al magico del sud America e non nego che, per Marquez in particolare, non ho mai dimenticato “Cent’anni di solitudine”, l’ho letto tantissimi anni fa e mi ha fatto scoprire un modo di narrare che mi ha lasciato il segno dentro.

8– Hai altre passioni?

Mi piace disegnare e sono anche piuttosto bravina ma con tutti gli impegni, il lavoro, la famiglia e tutto il resto ormai lo faccio pochissimo. E poi amo ricamare, altra cosa che ormai faccio di rado perché oltre al poco tempo cominciano ad esserci problemi di vista.

9- Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

Non ci ho ancora pensato, credo che prima o poi scriverò il seguito di “Perdonami, perché ho peccato” ma solo perché mi hanno scritto alcune lettrici che vorrebbero sapere che fine fanno Giulia e Gioele.

10- Vuoi aggiungere qualcosa?

Per prima cosa voglio ringraziarti per l’ospitalità e l’interesse che hai dimostrato nel volermi intervistare. E, ovviamente, un grazie a tutti coloro che stanno acquistando e leggendo il racconto, a Delos per avermi dato la possibilità di pubblicarlo e un grazie con annesso abbraccione alla mia amica L. che mi ha convinto a vivere questa avventura.

Sito vendita dei tuoi libri: https://www.amazon.it/dp/B09GLJB1M5 https://www.kobo.com/it/it/ebook/perdonami-perche-ho-peccato https://www.delosstore.it/ebook/53962/perdonami-perchee-ho-peccato/

Facebook: https://www.facebook.com/isabelmarquezwriter/

Grazie Isabel!

Grazie Nadia!